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CHRIS SMITHER
Il Christmas Party
Il Christmas Party
di Annapaola Paparo

Corpi esanimi abbandonati sui sedili dei mezzi pubblici; donne giovani e meno giovani che urlano per strada, scalze, inguainate nei loro abitini da cocktail, il mascara colato e le calze smagliate; ragazzi in t-shirt, a meno dieci gradi, che camminano scoordinati, faticando a mantenere la posizione eretta e gli occhi aperti. In fin dei conti, tra una serata di un week end londinese ed una puntata di The Walking Dead non c’è molta differenza.

Ma questo è niente. Tutti i londoners (inclusi gli Italians più navigati) sanno benissimo che l’apoteosi della sbronza non è il fine settimana. C’è una notte dell’anno in cui i confini della decenza umana vengono superati battendo ogni record. Stiamo parlando del Christmas Party, ossia la festa di Natale organizzata dai datori di lavoro per i propri dipendenti. Una festa natalizia sui generis, diversa da ciò che potreste aspettarvi, un po’ meno panettone e strenne ma molto più open bar.

Al Christmas Party di solito si inizia a pensare al rientro dalle vacanze estive. Intorno alla fine di settembre, ogni ufficio che si rispetti ha già il suo comitato organizzativo, responsabile dei rinfreschi, della scelta della sede e forse del tema dell’evento. Sì, perché, nei casi più fortunati, il Christmas Party prevede che i dipendenti si vestano in maschera. Le tendenze più fashion del 2015 sono: il film d’animazione Frozen, i Supereroi, Alice nel Paese delle Meraviglie, il Circo, il Medioevo. Cosa non si farebbe per farsi apprezzare dal proprio capo!

In ogni ufficio, le settimane pre-Christmas Party sono abbastanza tipiche.

Una prima caratteristica è la sovrabbondanza di decorazioni che vengono appiccicate su ogni centimetro quadrato libero. Più o meno su ogni scrivania compare un mini albero di natale completo di luci intermittenti.

E poi ci sono i Christmas jumpers , indossati quasi da tutti, anche dai colleghi più truci, nel fatidico mese di dicembre (no, il maglione indossato da Colin Firth nel film di Bridget Jones non era un’eccezione).

A qualche settimana dal Christmas Party, vi capiterà anche di ricevere dai colleghi qualche Christmas Card, che vi consigliamo caldamente di non prendere alla leggera.

Nel caso vi stiate chiedendo: non basta farsi gli auguri a voce? Sappiate che la risposta è no.  Non fate i maleducati. L’etichetta inglese impone di scrivere le card in quasi tutte le occasioni (noi di IOL ne avevamo già parlato qui).

Quindi, cosa succede se si riceve una card e non si contraccambia con un’altra card? Nel migliore dei casi, i colleghi si offenderanno a morte e inizieranno a guardarvi in cagnesco. I più sensibili ed emotivi saranno anche capaci di togliervi il saluto e far finta che non esistete.

Vale la pena allora fare uno sforzo e mettersi a scrivere. D’altronde, è pur sempre Natale.

Per fortuna, questi giorni pieni di cose senza senso prima o poi finiranno, e arriverà il giorno del Christmas party.

Prima di parlarne nello specifico, facciamo una breve riflessione sociologica. Provate a immaginare che effetto possa avere l’alcol, se somministrato in dosi massicce in un contesto lavorativo tipico, ove, accanto a sentimenti di stima e di aiuto reciproco, regnano anche antipatie, tensioni, invidie, frustrazioni, e perché no, anche passioni e attrazioni sessuali inconfessate. Immaginate cosa significhi dare ai propri dipendenti il permesso di buttare tutte le inibizioni all’aria, una volta all’anno, dopo un anno trascorso a reprimere le proprie emozioni a beneficio della perfomance lavorativa (il classico keep calm and carry on).

Cosa aspettarsi, dunque, in un’occasione mondana che nasce da queste premesse? Aspettatevi pure di tutto.

Forse l’insospettabile del reparto contabilità farà uno striptease e rimarrà in mutande, la receptionist vomiterà sulla pista da ballo, il collega (di solito) irreprensibile ci proverà con la moglie del capo, la segretaria morigerata pomicerà a tutta forza con un soggetto non identificato (per fortuna, gran parte della serata si svolgerà in penombra).

Diciamo che, se Halloween è la notte in cui gli spiriti tornano in vita, durante il Christmas Party si materializzano tutte le tresche, gli inciuci, le parolacce, gli strafalcioni che durante l’anno si nascondono nel subconscio degli onesti e diligenti impiegati.

Anche se di fatto è il capo che finanzia il party e invita i propri dipendenti, se ci si comporta davvero male ci saranno delle conseguenze da pagare, quanto meno in termini di figuracce e gossip da corridoio. Il rischio di bere troppo e scadere in atteggiamenti sconvenienti in presenza dei propri capi è abbastanza alto.

Il pericolo è così sentito che in questi giorni alcuni tabloid hanno deciso di mettere in guardia i propri lettori con rubriche intitolate Quick tips for the Office Christmas Party. Queste dritte consigliano, in sostanza, di contravvenire all’usuale Eating is Cheating e non andare al party a stomaco vuoto per non sbronzarsi troppo in fretta. Con un’ulteriore aggiunta di buonsenso: bisognerebbe andarsene dal party quando si è troppo ubriachi - esattamente quello che tentano di fare gli zombie e le donne urlanti del venerdì e del sabato sera.

Per i nostri italians, l’augurio è di partecipare a un Christmas party memorabile, passando del tutto inosservati!

Alla prossima!

by Annapaola Paparo
(c) ITALIANS OF LONDON 2015
Riproduzione Riservata

 
 










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