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La mia Londra: da zero a dieci!
La mia Londra: da zero a dieci!
di Lorenzo Giarelli

La mia Londra: da zero a dieci!

E' un film di qualche anno fa. Ci sono sei amici seduti a cerchio per terra, e uno chiede agli altri di darsi un voto: “Da zero a dieci. Zero: la vita ti ha portato dove voleva lei; dieci: tu hai portato la tua vita dove volevi tu”. Mi è venuto in mente lo stesso giochino, facendo finta che “vita” voglia dire “Londra” (e chissà se lo sforzo di fantasia richiesto è così grande).
Ci ho pensato, e credo che Londra mi abbia portato speso dove volesse lei.

Il primo giorno in Uk pioveva e tirava vento, tanto per cambiare. Scesi a Liverpool Street e aprii l'ombrello che mi ero portato dall'Italia. Alla prima folata sentii un rumorino metalicco alquanto sinistro che voleva dire tirante incrinato. Alla seconda folata l'ombrello era già ko. Il giorno dopo, stessa storia, con uno appena acquistato a East London. Da quel momento dissi basta e decisi che non avrei mai più comprato un ombrello a Londra, per protesta e per principio, e così feci. Avete presente quella frase che gira da anni sui social network, per cui non bisogna aspettare che smetta di piovere ma imparare a danzare sotto la tempesta? Ecco, dopo mesi di docce indesiderate, non dico di aspettare che smetta, che altrimenti (specialmente a Londra) si fa lunga, ma magari fatevi reggere l'ombrello da qualcun altro, mentre danzate. Per la cronaca, la volta che mi andò peggio fu una mattina, a marzo: nevicata micidiale tra Warwick Avenue e casa mia, distante un buon dieci minuti a passo svelto (che diventarono cinque a corsa). Voto: ZERO
.
Odiavo i fast food, prima di Londra. Mi sono ritrovato a lavorarci dentro, mangiandoci dunque ogni santo giorno ed elemosinando pasti con lo sconto dipendenti almeno un'altra volta a settimana. Credo che anche in questo caso abbia vinto Londra. Voto: DUE. Ma c'è da dire che non ho preso un etto in tutto questo tempo, quindi ho un po' vinto anche io. Voto: TRE.

Sono partito con le migliori intenzioni. Durante il primo mese ho separato in lavatrice bianchi e colorati, lana e cotone. Stiravo quasi tutto e riponevo ogni cosa nell'apposito cassetto a tema. Tre mesi dopo ogni scrupolo era crollato e la mia attitude casalinga era pienamente calata nei ritmi frenetici della City. Ho imparato che i jeans, stesi discretamente, prendono un'ottima forma che può benissimo evitare il ferro da stiro, così come la maggior parte delle maglie. La lavatrice, invece, è diventata un fantastico melting pot. Voto: UNO.

Non sopport(av)o i musical. C'è qualcosa di irritante in due persone che, nel bel mezzo di un film, magari al ristorante o mentre discutono in mezzo alla strada, cominciano a ballare e cantare coinvolgendo tutti quelli che passano. Ma a Londra è impossibile odiare i musical (quelli a teatro, almeno). Durante la prima passeggiata tra Leicester Square e Covent Garden capii la mia nuova vocazione. E' la magia di Londra: non vedevo l'ora di andare ad un musical, io che odiavo i musical.  Voto: DIECI (ai musical), ZERO (nel mio giochino).

In Italia facevo sport due-tre volte a settimana. A Londra ho provato, qualche volta. Ho giocato a golf, ho fatto schiaccia-sette un pomeriggio ad Hyde Park, una corsetta a Kilburn e qualche lancio con due ragazzetti indigeni a Paddington, che mi misero in seria difficoltà atletica ed aerobica. Fanno tre sudate in sette mesi (no, a golf non ho sudato). Il tutto, ricordo, alla media di cinque pasti a settimana al fast food di cui sopra. Attendo responso analisi del sangue. Voto: SEI, perchè sono ancora qui a raccontarvelo.

E non è l'unico voto sufficiente. Tottenham- Hull City in curva dei londinesi, esco innamorato dei tifosi ospiti, con una loro sciarpa in regalo e una nuova squadra da simpatizzare, nonostante avesse perso. Voto: NOVE.

Vorrei casa vicino a scuola. Trovata ad un minimo storico di 212 passi di distanza (misurati cancello-cancello). Un bel DIECI.

Adesso sono in Italia, in attesa di sapere se tornare o meno. Avrò la meglio io o finirò dove mi indirizzeranno le casualità della vita? Chissà. Intanto ho capito che per stare a Londra la prima regola è sapersi adattare, perchè è un attimo finire in una situazione da zero, trascinati dagli eventi. Ma ho anche capito che se ce la fai, se ricalibri aspettative e gusti, pareri e spigoli del carattere, per convivere con persone e abitudini diverse, allora ti ritrovi qui, a tremila kilometri di distanza, con la nostalgia di una città da dieci.


by Lorenzo Giarelli
(C) ITALIANS OF LONDON 2015
Riproduzione Riservata

 
 










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