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Le sette trappole dell'inglese: manuale di sopravvivenza
Le sette trappole dell'inglese: manuale di sopravvivenza
di Lorenzo Giarelli

Le sette trappole dell'inglese: manuale di sopravvivenza

Italians, non temete. Se ancora vi canticchiate la sigla di Happy Days per non confondere Tuesday e Thursday, se ancora tentennate davanti ad “hungry” e “angry”, e se soprattutto camminate sopra la sottilissima linea rossa tra una spiaggia (beach) e il mestiere più antico al mondo (bitch), questo articolo fa per voi.

Nella migliore delle ipotesi vi rimarrà impressa qualche tecnica di sopravvivenza per uscire da queste impasse. Nella peggiore condividerete con me il perenne senso di incapacità di fronte a certe infami, subdole e infide trappole dell'inglese.

1)    Partiamo dalla più classica: la pronuncia. Un esempio su tutti riguarda la stringa “ough”. Avete idea di quanti possibili modi esistano di pronunciare “ough”? Provate a leggere questa frase: “A rough-coated, dough-faced, thoughtful ploughman strode through the streets of Scarborough; after falling into a slough, he coughed and hiccoughed”. Come ve la siete cavata? Spero meglio di me.
2)    Dai false friends ci mettono in guardia fin dalle elementari. Factory non vuol dire fattoria! Library non vuol dire libreria! E fin qui ci siamo tutti, ma i false friends più falsi di tutti sono quelli che scopri da grande, quando credi non abbiano più segreti. Li trovi così, magari nel bel mezzo ad un “argument”; “actually” potreste non accorgervene subito, ma “eventually” l'esito potrebbe esser migliore di quello che pensate: se il boss vi dice che avete fatto un “terrific” job tranquillizzatevi, non vi sta licenziando.
3)    I phrasal verbs sono un altro terreno scivolosissimo. Prendiamo “burn”, bruciare. Si abbina con “down”, “up”, “away”, “off”, “out” e pure qualcos'altro, senza praticamente cambiare significato, se non nelle sfumature. Tutto il contrario di “carry”: Carry On, come la canzone, per continuare, carry out per compiere, carry away per rimuovere, carry off per sequestrare. Bel labirinto.
4)    La parola più usata dagli inglesi (dopo “actually” e “big mac”) è “get”. E' un po' come “puffare” per i Puffi, significa di tutto, spesso anche due parole l'una il contrario dell'altra. Prendere, dare, avere, diventare, dovere, raggiungere, ottenere e chissà cos'altro. Per non parlare della combo get+preposizione. Sembra un nemico degli Italians, ma in realtà è il nostro più fedele alleato: fatelo significare quello che più vi torna comodo, probabilmente non sarà così sbagliato.
5)    Un dramma grammaticale. Present perfect e past perfect, una maledizione che ci perseguita da anni. Proviamo a dare una risposta definitiva. Il present perfect si usa in genere per azioni del passato che continuano nel presente (I have known him for two years) o per azioni del passato in frasi in cui il tempo non è espresso (I have seen that film). Il past perfect si usa invece in quelle frasi in cui è presente un past simple, per indicare un azione precedente (When we went out, she had already had dinner). Stessi scrivendo un libro di grammatica mi dilungherei nelle mille sottigliezze e eccezioni, ma siamo qui per un altro motivo. Siamo qui per dire che, a meno che non lavoriate al Guardian, potete concedervi errori simili, gli Inglesi capiranno voi (come persone) e quello che state dicendo.
6)    Un altro classico. -ing o to+inf? Spesso, per fortuna, si evitano disastri. I like swimming e I like to swim vanno bene entrambi e il concetto che vi piace nuotare sarà chiaro. Ma “stop smoking” e “stop to smoke” indicano cose opposte: nel primo caso si smette di fumare, nel secondo si smette di fare qualcosa per andare a fumare. Ricordatevelo, se avete un compagno o una compagna che odiano le vostre Chesterfield.
7)    L'analfabetismo di ritorno: provate a stare a Londra per mesi o anni, e poi chiedete a un cliente, collega o superiore (italiani) se possono farvi avere una certa documentazione. “Potrebbe provid..provvider..provvedermi..proved..”. Non è facile. Svelo l'arcano: “fornire” is the way.

E' stata dura, Italians, ma siamo arrivati alla fine di questo viaggio di purificazione. Abbiamo guardato in faccia le nostre paure, i nostri errori, i pericoli che dobbiamo affrontare. Come si dice: Only the Strong Survive, e vi prego, non mi chiedete perchè non ci vada la “s” dopo strong o dopo survive, non ne ho idea e non lo voglio sapere.


by Lorenzo Giarelli
(C) ITALIANS OF LONDON 2015
Riproduzione vietata

 
 










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