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Franco Battiato a Londra - 28 Ottobre 2008
Franco Battiato a Londra - 28 Ottobre 2008
di Lorena Di Nola

UN SENTIMENTO MISTICO E SENSUALE: FRANCO BATTIATO IN CONCERTO A LONDRA (28 ottobre 2008)

Come una punizione biblica. La pioggia sferzante si fa grandine, e questa neve, esaurendo in dieci minuti tutte le possibilità atmosferiche. Quasi ci si aspetta da un momento all’altro comincino a venire giù dal cielo rane. Ed è così che una lunga fila – visione ordinaria nella nazione dove il queuing è un’arte e quasi una gloria nazionale – si innalza a gesto eroico. Centinaia di persone sotto le intemperie della prima sera di un inverno arrivato all’improvviso - tutto per il concerto di Battiato.
Il teatro, il Koko di Mornington Crescent, ha una struttura classica con palchetti dalle rifiniture lignee e lampadari d’epoca; sul soffitto di quello che potrebbe sembrare un tempio dell’operetta, una grossa palla da discoteca. ‘Mi vedevo immobile danzare con il tempo, come un filo d’erba che si inchina alla brezza di maggio o alle sue intemperie’. Franco entra in scena sulle note di Haiku, e l’accenno alle intemperie pare un omaggio alla resistenza un po’ eroica degli spettatori, fradici e mezzi assiderati. Il palco è interamente occupato dalla sua orchestra: quattro archi, piano, tastiera, sintetizzatore, batterista, tre chitarristi e due coriste. L’orchestra è un miscuglio generazionale, e in ciò riflette il pubblico. Attempati maestri suonano con giovani chitarristi saltellanti, che ci si aspetta fracassino lo strumento contro una cassa. Franco è seduto, inforca gli occhiali e, con vero fare da cantastorie, introduce le canzoni in inglese per i pochi presenti non suoi connazionali. Accompagna la voce con gesti eleganti delle mani, quasi da direttore d’orchestra, mentre l’inglese del prologo scivola verso l’italiano in musica. Quando canta di ‘forze oscure che all’improvviso si scatenano’, si scatena anche la sua musica: le melodie si fanno puro rock, per ritornare poi alle cadenze della classica.
Battiato canta di sogni, di viaggi, di spazi infiniti, di verità profonde, di apparenze illusorie, dello scorrere del tempo, di un ‘sentimento mistico e sensuale’ che sembra descrivere la qualità della sua musica. Il nuovo singolo insegna: ‘E’ in certi sguardi che s’intravede l’infinito’. Anche in certe melodie, viene da pensare mentre il pianoforte suona.
Il pubblico urla ‘Bravo’ e Battiato risponde: ‘A me pare il contrario, ma va bene lo stesso!’, con umiltà mista a precisione. Si lamenta del posizionamento delle casse: pregiudica l’acustica.
I numerosissimi presenti partecipano con entusiasmo chiassoso e Franco, per calmare l’atmosfera e tutelarsi i timpani, intona una canzone lenta e pensosa sulla nostra ‘povera patria’. Il tema politico infiamma il pubblico ancora di più; il microfono bandito dal cantante assume la forza di un megafono mentre tratta in musica gli abusi del potere.
Gli applausi a fine spettacolo sono così forti da costringere Battiato a tornare sul palco tre volte dopo una prima uscita di scena. All’ultimo rientro guarda l’orologio: ‘Va bene, abbiamo tre minuti prima della chiusura’, e si fa convincere a cantare Bandiera Bianca. Questa volta l’orchestra esce di scena davvero e sul palco torna una mistica luce violetta ad illuminare solo le sedie dorate, vuote e solenni.
La pioggia non si è arrestata. Il pubblico all’uscita si dirada in modo frettoloso e confuso, solo per ritrovarsi pochi minuti dopo sulla piattaforma della metropolitana: un treno intero della Northen Line per una sera parla solo italiano, colorito da parole bizzarre come cuccurucucu.


Lorena Di Nola

Email : alsazia@italiansoflondon.com

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Franco Battiato a Londra - 28 Ottobre 2008
 
 










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