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Weapons Amnesty: Addio alle armi
di Lucio Carta

In un mondo perfetto, lo Stato sostituisce la divinità. Onnipotente e onnipresente. Se questo, per qualche ragione, può incutere timori o risvegliare antichi fantasmi, allora la soluzione può essere solo un po’ di umanità, che è come dire un po’ di imperfezione. Uno Stato che perdona, d’altra parte è uno Stato che cerca delle soluzioni, consapevole dei propri limiti e di rivolgersi ad esseri imperfetti. Il programma governativo, definito di “Amnestia per le armi”, che ha coinvolto il Regno Unito il mese scorso non è altro che l’espressione di uno Stato che perdona e sa quando farlo.


Possedere un’arma oggi è una tendenza sempre più diffusa. Le motivazioni sono innumerevoli, ma se si vuole trovare un elemento comune, allora bisogna riferirsi all’istinto dell’uomo di controllare la natura circostante. Avere un’arma, infatti, significa non essere indifesi e detenere potere, un potere che tuttavia né madre natura, né in molti casi la società hanno concesso, potere, quindi, strappato con forza.


Nel corso del tempo, la cultura occidentale si è distinta in particolare per il suo spirito di sopraffazione, di prevaricazione, esaltato quasi sempre da forme di governo totalitarie, che inseguivano il mito della perfezione nelle espressioni di onnipotenza e onnipresenza. La grande conquista dell’Occidente, d’altra parte, è stata il fermo riconoscimento storico del fallimento di tali forme di governo e la scelta di uno stato liberaldemocratico, pluralitario. In democrazia, infatti, tutte le tendenze dello spirito umano, distruttive e costruttive, convivono e trovano un loro equilibrio. Quest’ultimo si esprime essenzialmente nel rispetto dello spazio altrui, finalizzato al riconoscimento del proprio.


Perché le tendenze distruttive dell’uomo non prendano il sopravvento, tuttavia, è necessario che lo Stato sappia utilizzare diversi codici. Quello usato nella campagna dell’amnestia per le armi è un bell’esempio di uno Stato consapevole della pluralità delle sue diverse nature e voci, a ciascuna delle quali sa parlare con le parole giuste, deciso e sicuro.


Per circa un mese, dal 31 marzo al 30 aprile, le radio britanniche hanno trasmesso un messaggio rivolto ai detentori di armi, in particolare quelli di armi da fuoco, perché le consegnassero spontaneamente, depositandole in appositi e anonimi contenitori presso le stazioni di polizia. In cambio, nessuna domanda. Il silenzio dell’autorità, in tal caso, corrispondeva all’opportunità di evitare un processo per possesso illegale di armi che, nella peggiore delle ipotesi, può portare ad una pena di dieci anni di reclusione.


Al di là dei numeri, il programma, che ormai da diversi anni non è più una novità per il Regno Unito, rappresenta un successo della società civile. Un successo preannunciato, perché anche nel caso della consegna di una sola arma illegale, ci si sarebbe trovati di fronte ad un’arma sottratta alla legge del caso o peggio, all’incostante temperamento umano che sempre più spesso sembra portare a dolore insensato.


I dati, tuttavia, sono altri ed in questa particolare circostanza, i grandi numeri non danno comunque un’immagine migliore della realtà. Le stazioni di polizia hanno raccolto 17.216 armi da fuoco. Di queste, ben 2.678 sono considerate proibite. Inoltre, fatto non meno importante, sono stati consegnati 483.033 caricatori di munizioni (dati raccolti da http://www.getgunsoffthestreet.co.uk, sito ufficiale del programma Weapons Amnesty).


Secondo, un rapporto pubblicato nel sito ufficiale della polizia del Cambridgeshire, le armi raccolte saranno distrutte in loco da un’apposita macchina da taglio, che dovrebbe ridurle in tanti frammenti di ferraglia, inutilizzabili anche come parti di ricambio.


Negli ultimi anni, la crescita della criminalità ha portato ad una polizia più dura, a controlli sulla popolazione più serrati ed all’ascesa di preoccupanti figure pubbliche, che hanno trovato un facile appoggio nelle masse e nei media. Lo schema del Weapons Amnesty, per fortuna, va in un’altra direzione ed è un gran conforto, di questi tempi.

 
 










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