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LONDRA A 2 RUOTE
Le inglesi e il cappotto: questo sconosciuto
Le inglesi e il cappotto: questo sconosciuto
Le inglesi e il cappotto: questo sconosciuto
di Roberto Castiglioni

Ultimi giorni d’estate e poi una mattina ci alzeremo e il termometro avra’ abbandonato le decine per stabilizzarsi sulle unita’. Eh gia’, non ci sono piu’ le mezze stagioni. Quindi pronti a resuscitare maglioni e cappotti (non che li avessimo dimenticati in fondo al cassetto con la naftalina, anzi)e a spendere interminabili minuti al mattino per coprirsi bene prima di uscire. Un vero peccato (per noi ragazzi) dire addio alle minigonne che passeggiano sulla high road o ai sandali aperti che mostrano una caviglia da mordere…tutto in letargo, sii iu necst sammer. Sicuri? Ma siamo in Inghilterra, terra dei vichingi, non c’e’ problema! Qui la popolazione indigena e’ tirata su con rigore, senza la nonna che ti rincorre per farti mettere la magliettina di lana, “perche’ senno’ prendi freddo”, anche ad agosto, mentre vai all’oratorio a fare la partitella a calcio. Loro, fin da bambini, sono abituati a scarrozzare in giro con temperature da pinguini vestiti solo con una maglietta dell’Arsenal o del West Ham. Quando poi raggiungono l’eta’ da pub, si riversano nelle strade coperti col minimo indispensabile. Nelle serate invernale quando preferiresti essere a casa davanti al camino avvolto da un piumone caldissimo, vedi questi giovani scorrazzare tra un pub ed un altro in maniche di camicia o al massimo col giubbotino jeans, mentre le ragazze sfoggiano abitini collezione primavera/estate e sandaletto (se non addirittura infradito) stile passeggiata sul lungomare a Ferragosto. Fateci caso. Mi rimarra' sempre in mente una sera di gennaio di qualche anno fa. Ero in fila fuori da un locale su Charing Cross Rd, attorno alle 23. Io e il mio amico romano eravamo vestiti tipo cipolla, indossavamo nell’ordine: maglietta di cotone dentro e lana fuori, camicia cotone pesante, maglione da sci fatto dalla nonna (quello con le renne per intenderci), piumino approvato da Ambrogio Fogar, sciarpa, guanti, scarponcino e calza in lana da svedese. Di fronte a noi due ragazzine indigene, indossavano nell’ordine: Niente e niente. O meglio, intimo (ma solo la parte inferiore…almeno credo), abitino da sera in seta con spalline e scarpa da sera logicamente aperta. Mi sono dimenticato un particolare: pioveva. E solo noi avevamo l’ombrello. Il colore della loro pelle era passato dal bianco inglese al blu puffo, avvicinandosi sempre di piu’ al blu morto. Eppure sembravano felici e nient’affatto disturbate dai due gradi sopra lo zero e dalla fastidiosissima pioggerellina. Ma io dico, come fanno? Molti filosofi e antropologi si sono avventurati nella materia, senza pero’ giungere ad una spiegazione razionale. Tra le varie ipotesi avanzate dai luminari: sono cosi piene di alcol che credono di essere in un paese caraibico o sono cosi calde da avere una temperatura corporea attorno ai 45 gradi centigradi. In questo caso, ragazzi, mettetevi le presine prima di maneggiare. Vi prego, questo mistero mi sta tormentando. Nostradamus non ne parlava nel suo libro. Secondo voi come possono resistere alle intemperie solamente vestite con un fazzoletto che la nostra nonna non ci avrebbe neanche dato per pulirci il naso? Lungi dal lamentarmi, specialmente quest’anno che la minigonna e’ tornata di moda, molte volte e’ piacevole rifarsi la vista con tanta carne al vento. Ma da buon italiano amante dello stile, ogni volta che vedo queste puffette mi manca Corso Matteotti a Varese! Roberto
Le inglesi e il cappotto: questo sconosciuto
Le inglesi e il cappotto: questo sconosciuto
 
 










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