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STORIE - Londra Citta' Aperta
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di Lorena Di Nola

LONDRA CITTA’ APERTA


La sveglia suona alle otto di sabato mattina; deve esserci una motivazione molto valida perché non la scaraventi sul pavimento brontolando: la motivazione si chiama Open House. E’ il giorno del mio appuntamento annuale con Londra. Dopo un anno teso fatto di spintoni per entrare nella metropolitana di Victoria in orario di punta, di ombrelli rotti dalla pioggia sferzante, di due ore di viaggio solo per andare a prendere il caffè da un’amica, la mia fuga romantica con la città ogni anno rinsalda il nostro rapporto.
Open House è il weekend in cui Londra si mette in vetrina. Ad aprirsi sono celebri edifici non accessibili durante il resto dell’anno, al pari di strutture sempre visitabili, ma ignorate dai passanti. Si spalancano persino le porte di abitazioni private con qualche valore architettonico o storico: 'open house' nella forma più letterale.
La privacy degli inglesi - quando sobri - a noi italiani può risultare estranea: la pratica non è mediterranea, e abbiamo dovuto importare concetto e vocabolo. Col dischiudersi delle porte, però, persino la riservatezza britannica si allenta.

Provate ad allacciare una conversazione alla fermata dell’autobus: con buona probabilità penseranno che ci stiate provando o che sia la prima fase di un complesso progetto di borseggio. In questo weekend, invece, centinaia di volontari con spillino verde vi avvicineranno per raccontarvi sorridenti la storia del proprio quartiere, vi inviteranno ad andare a visitare il loro ufficio, la loro parrocchia, o persino la loro casa - e spesso vi offriranno anche una tazza di tè.
I puristi dell’evento lo progettano mesi prima: armati di guida, scelgono gli edifici da visitare e li incastrano in base agli orari di apertura. La guida all’edizione 2008 ha 72 pagine, dove trovano rappresentanza tutte le borough, da quelle di periferia alla City: nella democrazia ideale dell'architettura non c’è distinzione fra Croydon e Kensington. I londinesi sono chiamati a fare i turisti nella propria città; la gente si arma di macchina fotografica, cartina e borraccia e parte in esplorazione – spesso, del proprio quartiere. Si può scegliere fra centinaia di edifici nell'intero territorio urbano; ogni visitatore seleziona i suoi preferiti e, tracciando arabeschi per la città, crea il proprio itinerario. Pur partecipando tutti allo stesso evento, difficilmente ci saranno due percorsi del tutto uguali. E’ una giornata di scelte, di possibilità quasi infinite: un emblema della vita a Londra.

STORIE - Londra Citta' Aperta
STORIE - Londra Citta' Aperta
STORIE - Londra Citta' Aperta
STORIE - Londra Citta' Aperta

Il mio itinerario comincia da dietro casa: andando dal Somerfield's di sempre noto lo striscione verde di Open House su una chiesa. Lo striscione funziona quasi come un magnete: tutta presa dall'incombenza di comprare il latte, non mi ero mai fermata prima a guardare l’edificio; ora che è avvolto nello striscione, penso 'Bella chiesa, però’, e una visita mi pare d’obbligo. Alle 10.30 sono in fila per visitare l’edificio dei Lloyd's: quest'anno il Gherkin non partecipa all'evento e il palazzo delle assicurazioni è tra i più gettonati. Quando arrivo, a trenta minuti dall’apertura, la fila già si estende per tre isolati - talmente lunga che il palazzo a causa del quale siamo tutti in coda non si scorge. File così si vedono ai concerti degli U2 o all'inaugurazione delle svendite di Harrod's: almeno in questo fine settimana, anche l'architettura attira folle di devoti. Riesco finalmente ad entrare alle 11.40: visitando l'edificio non rimpiangerò neanche un minuto del tempo passato in coda. Mentre salgo con gli ascensori esterni e panoramici mi chiedo se durante un colloquio di lavoro le società con sede qui chiedano ai candidati se soffrano di vertigini. Lasciato il lussuoso edificio progettato da Lord Rogers, mi dirigo a visitare la Friendship House: con le sue singole da £26 a notte, è una delle sistemazioni più economiche a Londra. Dalle stelle all’ostello. Nonostante la differente destinazione degli edifici, il palazzo dei Lloyd’s nella City e l’ostello di Borough hanno vinto lo stesso premio architettonico, a conferma della natura democratica del bello.

Non proprio tutto in Open House tiene fede al nome. Scelgo di andare a visitare la biblioteca di Marx: la guida dell'evento promette affreschi al primo piano, un tunnel del 1400 e la sala dove studiò Lenin. All'ingresso, invece del famigliare striscione verde, trovo il cartello: ‘We’re closed. Sorry for any incovenience caused’. Il rammarico dura poco, però, perché è facile rimpiazzare la biblioteca chiusa con una passeggiata guidata, una visita a studi cinematografici e a un refettorio elisabettiano: in un solo weekend condenso più attività di interi mesi. Negli ultimi tre anni Open House è anche caduto in giornate di sole, rendendo così piacevoli persino i momenti in cui ti perdi alla ricerca di un cimitero nascosto.
Questo weekend di fine settembre riesce a creare una comunità ideale fra i londinesi che vi partecipano: basta vedere un altro mappa-munito con la guida verde in mano per sorridergli e magari chiedergli dove sia diretto. Forse è proprio questo il bello di Open House: non sono solo le case ad aprirsi. Anche le persone.


Lorena Di Nola

Email : alsazia@italiansoflondon.com


 

 
 










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