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STORIE - Egregie Cose
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di Lorena Di Nola

EGREGIE COSE


‘Sei stata alla tomba di Ugo Foscolo? Vai a vederla prima di andare via da Londra’ - così il professor Ricks si congedò da me, unica italiana al tavolo, al termine della cena di fine semestre del corso di letteratura comparata.
Da Londra non sono più andata via, ma l’incarico affidatomi dal professore non è stato dimenticato: una domenica sì, una no mi chiedevo se mi andasse di rinunciare allo shopping per una visita al cimitero. Alla fine mi sono decisa, a due anni di distanza da quella conversazione davanti ad un piatto di moussaka.
Parlare di Foscolo non può non evocare immagini degli anni del liceo; dovresti pensare a rime melodiose, all’ispirazione delle Muse, ai più alti ideali, e invece quello che davvero salta alla mente sono banchi verdi con scritte incise col temperino – versione moderna dei graffiti preistorici -, la campanella a fine lezione, lo zaino traboccante di libri, gli sfottò dei compagni sul diario, la Vespa truccata di un amico.
L’ultimo anno di liceo mi innamorai di Foscolo. Il contestatore politico emigrato a Londra, l’artista povero, l’amante della bellezza femminile: c’era abbastanza materiale per farne una specie di hippy, o un Jack Kerouac del 1700. L’ amore per Foscolo perdura: va annoverato fra le mie relazioni più felici. Il mio legame col poeta vissuto in esilio, ma intensamente partecipe alle vicende del suo paese, è divenuto col tempo personale attraverso l’esperienza condivisa del trasferimento all’estero.
Il cimitero è in un antico sobborgo di Londra, oggi ricca area residenziale per quelli a cui piace vivere in una villa con giardino e pendolare ogni giorno per due ore.
La strada principale per Turnham Green è ampia e rumorosa – una specie di circumvallazione a tre corsie per senso di marcia – ma, appena scesi dal pullman e imboccata una stradina laterale, tutto il traffico e il rumore scompaiono all’istante.
Come se si varcasse una porta magica, si sbuca in una selva di strade acciottolate con case dai colori pastello, una chiesetta di mattoni, un antico pub: quasi una versione tridimensionale di un quadro della Tate Britain. Non è solo l’orologio sulla fiancata della chiesa ad essere fermo: tutto qui dà l’impressione che il tempo si sia arrestato. Non stavo percorrendo una semplice strada: come ricorda il cartello, questa si chiama ‘walk’; i lampioni sembrano gli stessi in uso prima dell’invenzione della corrente elettrica; le casette sono ricoperte di edera, da cui spuntano comignoli neri.
Il cimitero è alle spalle della chiesa e mentre entro si sente il coro intonare i canti della messa serale. Sono le quattro quando arrivo e il sole è già calato: se questo fosse il set di un film di Dario Argento, proprio con questa luce scatterebbe il ciak; nel mondo reale, la scarsa illuminazione rende solo un’impresa leggere i nomi sulle tombe, specie con due gradi di miopia. Comincio una corsa contro il tempo per trovare la tomba patriottica: il cimitero chiude alle cinque. Parecchie tombe sono storte, su alcune le iscrizioni sono state cancellate dal tempo, su altre nascoste dalle erbacce. La mia esplorazione esagitata continua senza risultati; mi sarei potuta fermare ad ogni tomba, facendo finta fosse quella di Foscolo – in fondo sono tutte uguali – ma c’era qualcosa di inaccettabile, quasi sacrilego, nell’idea. A venti minuti dall’orario di chiusura mi viene in mente che il mio amico Paolo un giorno era capitato nel cimitero per caso; gli do un colpo di telefono e lui mi guida alla tomba usando Google Earth: cellulare ed internet per individuare un maestro dell’endecasillabo. Nonostante la mappa interattiva, la ricerca non produceva risultati. Torno alla chiesa, ormai vuota, e chiedo indicazioni al prete: non sa dove sia la tomba del poeta, e così cerca di convincermi a fare visita a William Hogarth: ‘E’ un artista di rilievo, e la sua tomba è proprio all'ingresso’.
STORIE - Egregie Cose
STORIE - Egregie Cose
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STORIE - Egregie Cose
Non ho bisogno di barattare il poeta con il pittore: una vecchia fedele ci chiede quando sia morto Foscolo. Sento la mente contrarmisi per lo sforzo, e quasi immagino la mia professoressa sbattere la mano sulla cattedra e urlare 'Di Nola...siamo impreparate? A posto!'. La vecchia signora sa indicarmi come siano ripartite le tombe in base all'anno di sepoltura. Torno al cimitero: il guardiano l'ha lasciato aperto oltre l'orario di chiusura, chissà se per generosità nei miei confronti o per negligenza. Mentre attraverso la sezione del cimitero che mi era stata indicata, mi viene da chiedermi di cosa morisse la gente nel periodo 1820-1840. Duelli? Malnutrizione? Parto? Mi stava di fronte una parata in ordine cronologico di successi e sconfitte, di traguardi raggiunti in vita e di fragilità fatali.
Alla fine l’ho trovata, nascosta da un salice piangente: il tronco, piegato, copriva la tomba come a volerla stringere in un abbraccio protettivo. Il poeta reso immortale dai versi sulle urne dei grandi mi sta ora davanti nella sua tomba: non sono mai stata così entusiasta in un cimitero. So che si tratti di una tomba vuota, so che i resti siano ora a Santa Croce, ma non importa: sto respirando l’aria che i poeti chiamato ‘aura dei campi Elisi’.
Avevo stampato dei versi di Foscolo prima di recarmi a visitarne la tomba; nell'oscurità del cimitero semivuoto ne rileggo alcuni:

A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta.

La coincidenza fra contenuto poetico ed esperienza presente è piena: forse è una ‘celeste corrispondenza d’amorosi sensi’, come cantano i Sepolcri. I versi sembrano animarsi: stando qui mi pare di capire di più della poesia del Foscolo di quanto mi abbiano insegnato letture critiche, note al testo e spiegazioni dei professori. A duecento anni di distanza dalla stesura del poema, i suoi versi riecheggiano in me; mi sento colma di un senso di continuità storica, di bellezza e di ideali. Io sono il pellegrino su terra santa, è il mio l’animo acceso, sono egregie le cose a cui l'urna mi stimola: mi avvio verso il pub all'angolo per una pinta di birra e una busta di patatine.


Lorena Di Nola

Email : alsazia_at_italiansoflondon.com

(sostituite "_at_" con @)
 
 










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