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LONDRA A 2 RUOTE
La Ruota di Londra
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di Lorena Di Nola

LA RUOTA DI LONDRA


Prima sono venute le donne in tailleur e scarpe da ginnastica: tazza di Starbuck's in mano, si cambiano davanti alla porta girevole dell'ufficio. Dalla borsetta di Fendi cacciano le scarpe col tacco: le tengono lì – senza avvolgerle in una busta di plastica – insieme al sandwich per pranzo e al cellulare. Poi sono arrivati i broker che vanno a lavoro facendo jogging: camicia inamidata nello zaino, fanno la doccia in ufficio prima della riunione del mattino.

L'ultima evoluzione della mobilità dell'uomo d'affari è la bicicletta: ora si vedono CEO arrivare a lavoro con giubbetto fosforescente, casco e fuseaux, grondanti di sudore; mezzora dopo staranno discutendo dei risultati trimestrali con serietà assoluta.

Il potentissimo dipartimento per i trasporti di Londra ha da tempo avviato campagne per la promozione dell'uso della bicicletta. Non che la città sia il regno delle piste ciclabili: si pedala in buona parte nelle corsie riservate agli autobus - mostri fino a 18 metri di lunghezza che costringono il ciclista indifeso verso il marciapiede.
In un paese dove le emissioni di carbonio sono sulle prime pagine dei giornali almeno una volta a settimana, avere una coscienza ambientale fa tendenza: sarà per questo che la bicicletta è diventata popolare tra gli studenti come tra i dirigenti.

Anche io ho comprato una bicicletta, dopo due anni e mezzo di vita londinese. Le mie pedalate non erano per essere trendy, né per salvare la foresta amazzonica: una bicicletta per domare la grande città, per essere in controllo dei miei spostamenti e avere un contatto diretto con la strada. E' stato così, per caso, che ho scoperto il valore sociologico delle due ruote.

Ho girato tutti i negozi di biciclette del sud est di Londra in cerca di una bici da signora, sellino comodo e niente marce. Se avessi chiesto di vedere una canoa anziché una bici da signora, i rivenditori sarebbero stati meno sconcertati. Qui si vendono quasi solo mountain bike – al massimo puoi trovare una bici ibrida. Le marce le hanno tutte le bici, anche quelle vecchie e rotte. Mi sono servite tre settimane per trovare la mia bicicletta: da signora, verde con margherite disegnate sul telaio e un tempo un cestino, ora scomparso, di cui rimangono solo i sostegni di ferro. Deve essere almeno di terza mano: è un po' arrugginita, ma la pago più di una mountain bike semi-nuova. E' la mia bicicletta continentale.
La Ruota di Londra
La Ruota di Londra
La Ruota di Londra
La Ruota di Londra
Il mio acquisto diventa un modo per affermare la mia identità europea: la pedalata si fa politica. La bicicletta romantica e idealista divide i miei conoscenti: quelli che sanno vedere oltre la sua vecchiaia diventeranno buoni amici. Nella scelta di una bici c'è una scelta di vita: la bici da passeggio invece della bici da corsa. Abbiamo predicato lo slow food: ora predichiamo lo slow ride.

Andare in bicicletta sulle strade di Londra è un'esperienza più tipica del tè delle cinque al Savoy: è un contatto diretto e ravvicinato con la mentalità della grande città. Davanti a te polpacci muscolosi, pantaloncini da ciclista anche quando sulla strada c'è la brina, scalo delle marce: stai andando a lavoro nella City, ma ti senti al Tour de France. Io forse sono la ciclista più lenta di Londra: vengo sorpassata da auto, pullman e piccoli Coppi. Il motivo è semplice: sono fuori forma, ma quella mancanza di allenamento la ricopro di valori culturali, tutti continentali: io non voglio correre, io voglio passeggiare in bicicletta, godermi la vista e sorridere ai passanti dal mio sellino.
Il concetto di passeggiata è italiano come la pasta, sia la passeggiata sul lungomare, per il corso cittadino o in bicicletta. A Londra si va veloce verso una meta; io - gambe ben coperte da pantaloni lunghi e sguardo ammirato mentre attraverso in bici il ponte di Westminster – affermo la pedalata a misura d'uomo, quella per godersi il tragitto. 'Ma dove vai, bellezza in bicicletta' non avrebbe mai potuto essere scritta da un inglese, e non solo perché il giubbetto giallo, le cavigliere fosforescenti e il casco danno un stile da Teletubby che ben maschera la bellezza.

Proprio mentre pedalo lungo il Tamigi improvvisamente il London Eye, eretto per il duemila tra le polemiche, mi appare sotto una nuova luce: quale simbolo migliore per questa città di una ruota gigante?


Lorena Di Nola

Email : alsazia_at_italiansoflondon.com

(sostituite "_at_" con @)


 
 










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